Educazione fisica anti-obesità bambini/adolescenti

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BERTELLONI (SIMA): “Fra le materie inserite negli scrutini finali”
04 febbraio 2009 (DIRE-notiziario Sanità)

La Società italiana di medicina dell’adolescenza (Sima) accoglie con favore l’interrogazione sull’insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole secondarie superiori, presentata ieri dalla deputata della Lega Nord, Enrica Rivolta, al ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini.

La Sima, in particolare, ritiene di rilevante interesse sociale includere tale materia tra quelle che concorrono alla valutazione degli studenti negli scrutini finali, condividendone molte delle motivazioni.

“In particolare – spiega il presidente della Sima, Silvano Bertelloni – si ribadisce l’importanza formativa dell’educazione fisica, ai fini dello sviluppo armonico del bambini e degli adolescenti ed anche della prevenzione di un’importante patologia sociale come l’obesità’ in età pediatrica.

A questo proposito ricorda- lo studio ?Okkio alla salute?, promosso dall’Istituto superiore della salute, ha dimostrato come tra i bambini di 8-9 anni della terza primaria in Italia, circa il 30% sia in sovrappeso o obeso, con punte di quasi il 50% in alcune regioni”.

L’adolescentologo, inoltre, auspica che l’educazione fisica in ambito scolastico sia “effettuata da professionisti specificatamente formati anche dal punto di vista pedagogico, che rappresenta spesso uno dei principali mezzi di contrasto a comportamenti devianti e al fenomeno emergente del doping negli adolescenti.

Recenti dati dell’Università’ dell’Aquila, infatti, indicano intorno all’1-2.5% l’utilizzo di sostanze dopanti piu’ pericolose, spesso già a partire da un’età inferiore a 14 anni”.

< L’eccessivo e troppo precoce agonismo, che rischia di caratterizzare l’attività’ fisica dei ragazzi fuori della scuola, e’ spesso la causa di utilizzo precoce di sostante dopanti, con le gravi conseguenze che ne possono derivare sia dal punto di vista fisico che psicologico, come la sindrome del piccolo campione, lo stress, l’eccesso di competitività e il rischio di burn-out.

“Questo troppo precoce agonismo – spiega Bertelloni, presidente della Sima – puo’ essere una conseguenza delle ambizioni di allenatori e preparatori atletici, unite a volte a quelle dei genitori, che gestiscono l’attività’ sportiva fuori del mondo della scuola, ma che raramente hanno una formazione pediatrica sulle esigenze somatiche e neuro-psicologiche di un soggetto in fase di crescita, con il rischio di considerare il bambino come un ?adulto di dimensioni ridotte? oltre a operare una selezione troppo precoce solo dei piu’ idonei ai fini del risultato sportivo”.

In conclusione, la Società italiana di medicina dell’adolescenza ribadisce “l’esigenza di dare maggior impulso e rilevanza all’educazione fisica in ambito scolastico e la dovuta valorizzazione di tutti gli insegnanti che, adeguatamente e meritoriamente, si adoperano per la crescita psico-fisica e intellettiva indiscriminatamente di tutti i minori”.